giovedì 5 aprile 2018

Anche i due Master 1000 sul cemento americano di inizio stagione sono finiti e ci lasciano più che mai sorpresi, stiamo davvero attraversando la fine di un'epoca, forse la più bella di sempre, del tennis? 
Andiamo ad analizzare i tornei.

Partiamo dai vincitori: due bellissime storie, due grandi tennisti, due grandi storie. Juan Martin del Potro trionfa a Indian Wells, John Isner a Miami. Due giocatori da molti anni nel circuito con la stessa professionalità, con caratteristiche diverse sia di gioco che di atteggiamento ma per i quali nessuno riesce a provare antipatia. Due giganti buoni, il gigante di Tallin e Big John vincono entrambi il loro primo Master 1000. 

L'argentino lo fa dopo l'infortunio che l'ha tenuto lontano dai campi per un anno, fatto tracollare sul fondo della classifica, che gli ha distrutto il rovescio e dopo mille sofferenze. Lo fa con quella cattiveria agonistica, quella buona e sana, che lo ha sempre contraddistinto, battendo Federer in finale dopo aver comandato e dopo aver rimontato nella partita più emozionante della stagione. E lo fa con il sorriso, quello che non ha mai perso nonostante tutto, anche dopo che la sfortuna gli ha immensamente complicato la carriera, certi giovincelli talentuosi e lamentosi di ora avrebbero molto da imparare... 

John Isner vince il torneo più importante della sua carriera, sulla sua superficie, davanti al suo pubblico. Erede di una gloria pesante del tennis statunitense ormai passata, Big John si toglie un'importante soddisfazione. Il gigante che serve lavatrici, giocatore che ha sempre fatto il suo, consapevole che là davanti erano tutti troppo bravi e di essere nata in un'epoca quanto mai sbagliata per il suo stile gioco. A 31 anni ha vinto il torneo di Miami, il cosiddetto quinto slam, contro Alex Zverev, un predestinato che in 1000 lo ha già vinto nonostante la giovane età.

Non arrendersi mai. Non è mai troppo tardi. Due frasi fatte che però raccontano a pieno le vittorie di questi due giocatori.

Fatto il doveroso tributo ai due vincitori osserviamo quello che ci raccontano questi tornei. Miami è stato il primo torneo con nessun Fab4 agli ottavi dopo dodici (avete letto bene) anni. Siamo arrivati alla fine di un'epoca? E' vero: Federer era stato in finale una settimana prima, Nadal non ha giocato ma sappiamo quanto sia importante per lui la preparazione sulla terra, dove si ritrova a difendere punti in tutti i tornei che giocherà. Ma il dato è senza dubbio importante e non può essere ignorato. Più che quella dello spagnolo e lo svizzero, che occupano comunque le prime due piazze della classifica, più preoccupante è la situazione di Djokovic e Murray. 

Il serbo si è operato al gomito ma l'operazione non sembra aver risolto i problemi, tutt'altro. Pessime prestazioni in entrambi i tornei, sia di gioco che di prestazione, a cui si sono aggiunte la separazione prima da Agassi e ora, notizia delle ultime ore, da Stepanek. In parole povere, Nole è senza allenatore. Ha tirato troppo la corda negli scorsi anni? Il fisico non regge più o il problema è la testa? Djokovic continua a dichiarare di stare bene fisicamente e non avere più dolore al gomito, ma le prestazioni ci danno ragione di dubitare a riguardo. Come già scritto nel precedente articolo la speranza è quella di vederlo tornare al top, ai livelli che gli spettano.

Se Djokovic ci fa preoccupare, Andy Murray ci allarma. Lo scozzese, scivolato in settimana a un incredibile 150esimo posto nel ranking (non per sua colpa chiaramente), dovrebbe ritornare sull'erba in seguito all'operazione all'anca. Un suo post su Instagram prima degli Australian Open ha allarmato un po' tutti, una foto di lui bimbo, con uno sfogo molto toccante che sembrava quasi minacciare il ritiro. Il discorso fatto per Djokovic vale ovviamente anche per Andy, un atleta che ha dimostrato di amare il suo sport in mondo infinito durante la sua carriera.

L'incognita più grande rimane il futuro. Se sia adesso la fine di quest'epoca tennistica non lo possiamo sapere, ma una cosa è certa: i Fab4 non giocheranno per sempre e la loro fine si avvicina. Cosa accadrà dopo? Nella NextGen non sembra esserci un giocatore potenzialmente in grado di sovrastare tutti. Dimitrov ci ha messo troppo a esplodere, Zverev è un fenomeno ma non travolgente come altri della storia passata e contemporanea, Kyrgios continua a sprecare il suo talento. Dobbiamo aspettarci un altro periodo pre-Federer, con cambi di numero uno settimanali? 
Questo ce lo dirà il futuro, ora aspettiamo con ansia la stagione sulla terra.
FifteenLove

Cemento americano: fine di un'epoca?

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lunedì 5 febbraio 2018

Gli Australian Open del 2018 rimarranno negli annali soprattutto (giustamente) per il ventesimo trionfo slam di Roger Federer, ma oltre all'ennesima impresa dello svizzero il primo slam dell'anno ci aiuta ad avere una panoramica per quello che riguarda il circuito in questo momento.

Oltre che Federer lo slam australiano ci ha dato pochissime conferme, riempiendoci invece di novità e punti di domanda. Partiamo dal primo della classe, anche se per pochissimi punti, ovvero Rafa Nadal. Il numero uno al mondo è stato costretto al ritiro ai quarti di finale contro Cilic, futuro finalista, da uno stiramento alla coscia destra che lo terrà fuori dal campo presumibilmente per all'incirca un mese. Questo infortunio, oltre che mettere Federer nelle possibilità di strappargli il primato, è sicuramente una falsa partenza (ovviamente del tutto priva di responsabilità personali) per quanto riguarda la sua stagione. Infatti un infortunio del genere ora rischia di compromettere almeno in parte la preparazione fisica precedente e sappiamo come la condizione fisica sia fondamentale per lo spagnolo ancora di più che per gli altri tennisti. Il ritorno per Nadal potrebbe essere ad Acapulco (cemento, ndr). Probabilmente il suo sarà un rientro per step, essendo ben più importante per lui essere competitivo al massimo sulla terra rossa piuttosto che sul cemento americano di prima stagione.

Novak Djokovic invece ha avuto un inizio di stagione al quanto particolare: rientro convincente, sconfitta netta con Chung, il tutto concluso dall'operazione al gomito. Noi non siamo Djokovic né dei membri del suo team, ma per lo meno il sospetto che il serbo abbia voluto forzare il rientro lo abbiamo (e non siamo i soli). Sul fatto che sia stato un errore in buonafede, dovuto alla foga agonistica e alla voglia di calpestare un campo dopo tanti mesi, non c'è dubbio. Ora Nole si è operato e lui stesso ha dichiarato di essere fiducioso riguardo al recupero, senza però aver dato nessuna indicazione riguardo ai tempi. Ovviamente la speranza di tutti gli appassionati è che il serbo torni a giocare ai livelli che gli competono, perché perdere per sempre un giocatore come lui sarebbe davvero un grande peccato per la storia del tennis.

Lasciando da parte i Fab4 (della situazione di Murray parleremo in un articolo dedicato), ci sono state conferme e sorprese sia in positivo che in negativo. Innanzitutto Marin Cilic ha confermato di essere un giocatore di altissimo livello, arrivando a giocare la terza finale slam in carriera (la seconda negli ultimi 3) e costringendo Federer al quinto set. Il vincitore degli US Open 2014 ha dimostrato ancora una volta di poter infastidire (e battere) chiunque quando in giornata e probabilmente si aggiunge a quella lista di giocatori che se fossero nati dieci anni prima…
Chi ha sorpreso molto è stato Chung, il sudcoreano è arrivato in semifinale prima di essere costretto al ritiro da un'orrenda vescica al piede nel match contro Federer
. Per lui è la prima semifinale slam, impreziosita da una vittoria schiacciante contro un dolorante Djokovic.
Grigor Dimitrov ha (ancora una volta…) tradito le aspettative. Dopo una grande vittoria contro il padrone di casa Nick Kyrgios, il bulgaro ha lasciato il torneo perdendo contro Edmund in un match giocato da lui in modo pessimo. Per Grigor, che dopo la vittoria di Cincinnati e delle Finals dovrebbe aver fatto quel salto di qualità soprattutto mentale di cui ha sempre avuto bisogno, ci aspettavamo un inizio migliore, ma non facciamo allarmi.

Insomma tra glorificazioni di leggende, conferme, sorprese e infortuni è finalmente ricominciata la stagione tennistica che ci auguriamo sia piena di emozioni e ricca di divertimento!
Fifteenlove

AO 2018, cosa ci lascia oltre a Federer

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mercoledì 13 dicembre 2017

Dopo aver parlato del numero uno al mondo nello scorso articolo, passiamo ora un gradino del podio più in basso parlando del numero due al mondo Roger Federer.

Beh, chi se lo sarebbe aspettato? A 35 anni, dopo essere rimasto fuori dalla TopTen, con la schiena e il ginocchio ciondolanti, con la concorrenza spietata... Sarebbe già stato difficile tornare a giocare. Tornare a farlo a livelli dignitosi del proprio nome e del proprio status. Tornare a vincere uno slam? "Sì, magari con Nadal in finale..." avrebbe risposto qualcuno ironicamente. Beh, signore e signori, l'ha fatto. Ha vinto l'Australian Open. La cosa più incredibile? Non si è nemmeno fermato. Indian Wells, Miami, Halle, Wimbledon, Basilea e Shangai. Beh, dove voleva regnare, l'ha fatto (con qualche rimpianto per l'assenza a Cincinnati, ndr). Per molti sarebbe dovuto essere l'anno della resa, del passaggio di consegne e invece è stato una delle stagioni più straordinarie della carriera dello svizzero. 2 slam e 3 master 1000, un 4-0 con Nadal mai verificatosi prima e un gioco di livelli straordinari. Un rovescio completamente rinnovato e performante come mai prima in carriera, dritto della casa solito, servizio sempre più velenoso e preciso. Se ci si aggiunge una programmazione pressoché perfetta e una leggerezza in campo straordinaria, questo è il mix perfetto.

L'anno prossimo è un'enigma per tutti. Il discorso è lo stesso ogni anno: reggerà? E' risorto quando veniva dato per morto e quindi ora ci si aspetterebbe un altro anno a questi livelli, ma nel tennis non si sa mai. Se non altro riteniamo tutti Federer abbastanza lucido da comprendere da solo se possa o meno continuare a competere ad alti livelli, quindi finché giocherà c'è da aspettarsi ancora un gioco degno da parte sua. Poi mancherebbe uno slam ad arrivare a 20, che sarebbe uno sfizio, una consacrazione in più.

Beh Nadal, i rientranti Djokovic, Murray e Wawrinka, i più i giovani che finalmente stanno salendo saranno un grosso ostacolo per lo svizzero, che deve fronteggiare l'età e un passato al quanto ingombrante (in positivo, ndr). Ma le leggende sono sempre là, non muoiono. E Roger Federer è una leggenda.
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Road to 2018 N.2 Roger Federer

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lunedì 11 dicembre 2017

Come sappiamo, purtroppo, è finita la stagione tennistica. Finiti i bilanci bisogna iniziare a proiettarsi sulla futura stagione che inizierà, come sempre, subito con uno slam, l'Australian Open, anticipato da qualche torneo di preparazione. Iniziamo questo nostro avvicinamento al nuovo partendo dal padrone del ranking ATP, Rafael Nadal.

Fine 2016. Rafa Nadal per la prima dopo dodici anni finisce la stagione fuori dalla Top 5. L'ennesimo infortunio gli stronca una stagione che era comunque stata poco brillante, tolto il torneo di Montecarlo dove il "King of Clay" aveva messo in atto una prova di forza su sui campi preferiti, ovviamente dopo quelli di Parigi. E allora le domande erano le solite, le solite che si fanno quando un tennista raggiunge un'età, sportivamente parlando, avanzata e gioca una brutta stagione, macchiata da tanti infortuni e pochi trofei. Le stesse domande che si sono poste per giocatori come Sampras o Federer: "tornerà mai quello di prima?"; "dopo la sua carriera ha senso continuare così"; "sono finite le motivazioni o la benzina?". E quando si parla di Nadal certe domande spesso, troppo ingiustamente spesso, cambiano binario in provocazioni e accuse riguardanti un presunto doping dello spagnolo, mai assolutamente verificato e difficilmente immaginabile considerata la sua professionalità.

Beh, arriviamo alla fine del 2017. E quel giocatore finito, poco motivato, che ha finito la benzina e che  si dovrebbe ritirare è, ancora una volta, incredibilmente, numero uno al mondo. Lo è dopo aver vinto due slam, ovvero il decimo gioiello a Parigi e il terzo a New York, lo è avendo per la decima volta anche Montecarlo, dopo aver giocato un sacco di partite nonostante gli acciacchi, lo è nonostante qualche sconfitta che ha fatto male, soprattutto contro lo storico rivale svizzero che protagonista anche lui quest'anno di una grande rinascita si è tolto qualche sassolino dalla scarpa.
Quel ragazzino di Manacor è tornato sul tetto del mondo. Per carità, ci sono stati tre rivali in meno e se si parla di Djokovic,Wawrinka e Murray non è cosa da poco ed è stata anche una stagione per lo meno peculiare, in cui i Fab4 sono stati due e con una preparazione di Federer che prevedeva diverse assenze da tornei importanti (ad esempio, l'intera stagione sulla terra, ndr), ma lo spagnolo è stato in grado di tornare sopra a tutti: rivali e critiche. E non è da poco.

Ora arriva il bello: questa nuova e attesissima stagione. Attendiamo i ritorni di tre campioni slam, attendiamo di capire se Federer ne avrà ancora o meno. E attendiamo Nadal. Perché è dura pensare che sia un canto del cigno, anche la scelta di rinunciare alle Finals (uno dei pochi tornei da lui mai vinto, ndr) per preservarsi da infortuni fa intendere che Rafa vuole continuare a essere protagonista.
Certo sarà dura, ma d'altronde chi ha 16 slam in bacheca è uno che per natura non ama le cose facili.
FifteenLove

Road to 2018 N.1 Rafa Nadal

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martedì 17 ottobre 2017

Torna la rubrica "Stadi Epici", in questo articolo parleremo del Court Suzanne Lenglen, il secondo stadio principale del Roland Garros dopo il Philippe Chatrier.

Lo stadio venne inaugurato nel 1994 e può ospitare più di 9000 persone, è utilizzato solamente per l'Open di Francia e ovviamente si presenta con una superficie in terra rossa. Il nome al momento dell'inaugurazione era "Court A", nel 1997 gli organizzatori del torneo decisero di cambiarlo in onore a Suzanne Lenglen, miglior tennista francese di sempre, vincitrice di 25 titoli dello slam tra singolare, doppio e doppio misto e anche campionessa olimpica. Sugli spalti è presente una statua in bronzo che la raffigura e sempre a lei è intitolata la coppa che viene assegnata alla campionessa femminile.

Lo stadio ospita soprattutto le partite più importanti del torneo femminile, essendo il Chatrier spesso occupato dalle partite del torneo maschile. Presenta un impianto di irrigazione sotterraneo che, al momento della costruzione, era assolutamente innovativo e unico nel suo genere.

Il tutto esaurito è garantito in questo impianto e ovviamente anche lo spettacolo, quello garantito da ogni torneo dello slam.
FifteenLove
Il trofeo Suzanne Lenglen

Stadi Epici N.4 Court Suzanne Lenglen

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