sabato 25 giugno 2016

Wimbledon seguirà l'onda del Brexit?

Che sia giusto o meno, che sia un passo avanti o indietro, non sta a noi deciderlo. Ma una cosa è certa, il Regno Unito è fuori dall'Unione Europea. Questa notizia ha anche offuscato l'arrivo del torneo tennistico più bello dell'anno, che si tiene proprio in terra britannica, ovvero Wimbledon. In un torneo più che mai equilibrato, un po' come lo erano i sondaggi pre-referendum, il Brexit può fornire diversi spunti da collegare anche al mondo tennistico per questo nostro articolo (last minute, ndr) pre-Wimbledon.


Chi più di tutti è obbligato a sentirsi coinvolto è per forza lo scozzese Andy Murray. Perso in un miscuglio di emozioni che vedono il suo stato uscire dall'Europa e la ricomparsa voglia di indipendenza dei suoi più stretti concittadini (gli scozzesi, ndr), Murray dovrà affrontare il torneo più importante dell'anno. Il più importante perché, almeno per adesso, è quello di casa, perché è il più prestigioso e perché è anche quello in cui ha più chance. La sua stagione è stata di altissimo livello, contrastata come al solito da quel colosso di Djokovic, paragonabile al Regno Unito, che ha quasi sempre la meglio sulla piccola Scozia. Il serbo ha superato lo scozzese in 2 finali slam e una 1000, perdendo solo in quel di Roma. Ma non è che avendo raggiunto il suo obbiettivo, il career grande slam, un po' come la Gran Bretagna il suo, ovvero uscire dall'Europa, il numero 1 al mondo può avere un po' la pancia piena?


E poi c'è lui, la piccola grande Svizzera, nel suo più grande scenario un po' come fosse quello della borsa di Zurigo, ma in leggera depressione in questi giorni come quest'ultima. Roger Federer, certamente non per colpa del Brexit, arriva a Wimbledon, sui suoi campi, sapendo che questo è un torneo dentro o fuori. E non si parla del tabellone. Perché quando si hanno 34 anni suonati, ancora nessun torneo vinto a giugno nonostante i 2 giocati sull'erba, con i primi gravi problemi fisici che arrivano e giochi Wimbledon, ancor di più se si ha l'esperienza e la maturità di Roger Federer, si sa che questa potrebbe essere l'ultima spiaggia. Il Federer visto a Stoccarda e ad Halle non è il danzatore sui verdi prati che siamo abituati a conoscere, ma una copia, neanche di troppo valore. L'idea che possa essere il suo ultimo Wimbledon fa rabbrividire tutti, ma non è così remota perché è brutto come pensiero, ma gli anni passano anche per le leggende.

Coloro che di anni di carriera davanti ne dovrebbero avere molto sono i rinomati NextGen, tanto attesi, che quest'anno sembrano essere davvero arrivati. Uno su tutti Dominic Thiem: l'austriaco già entrato in top ten, che può vantare una semifinale slam e qualche titolo, sembra essere il giovane meno giovane di tutti. Parlando di Wimbledon e NextGen contemporaneamente però non può non venire in mente Nick Kyrgios. Il giovane australiano, arrogante, presuntuoso e perfetto indossatore del ragazzo stile XXI secolo, nonostante la stagione non troppo brillante, sembra pronto a fare qualcosa di grande. E speriamo lo faccia. Ricordarsi di tenere d'occhio anche l'ultragiovane Sasha Zverev.

Magari se n'è parlato poco, ma Wimbledon è alle porte. E con o senza Brexit, d'accordo o meno coi loro costumi, di una cosa agli inglesi dovremo sempre essere grati, questo fantastico torneo.
FifteenLove